A che serve la libertà?

La libertà è il valore primo per l’umanesimo ed è una condizione umana insopprimibile. Prima ancora di una condizione sociale o politica, la libertà è un bene interiore. La principale libertà di un adolescente è scegliere chi vuole essere: i suoi valori, le sue potenzialità, le sue passioni, attitudini e inclinazioni, il suo progetto di vita. La libertà, come condizione interiore, permette di crearsi e creare la propria identità. La libertà di essere implica consapevolezza e creatività, ma anche scoperta delle proprie vocazioni.

La libertà è paradossale, perché non è solo un dono. E’ un vincolo in termini di autorealizzazione. Non si può essere felici se non si valorizza la libertà. L’amore per la vita si nutre della libertà così come la disperazione sorge dalla sua limitazione. Il nostro benessere dipende dalla nostra libertà.

La libertà è anche uno stato emotivo, una dimensione sentimentale, un’intuizione spontanea che è soggetta a cultura, che si riempie di significato. Come il bene che nasce da un’esigenza spirituale, che poi va esplorato, verificato, migliorato, così la libertà è un presupposto che va pensato, elaborato e usato. In qualche modo la libertà è parte di noi ma poi va ricreata. Se la libertà è un fattore intrinseco alla natura umana, non possiamo comprendere pienamente il suo ruolo nella nostra vita, se non chiariamo le coordinate, le essenze, i pilastri che distinguono l’umana natura da tutte le altre.

L’essere umano è un essere relazionale che nasce con una tensione spontanea a vivere bene e a evitare il male. Nasce da un tu prima ancora di concepire un io. Cresce e diventa autonomo molto tardi rispetto alle altre specie. E’ talmente intriso di relazionalità, che anche quando è solo si inventa un altro io interiore con cui dialogare, come fanno gli atleti quando sembra che parlano da soli e invece parlano a se stessi. Ogni nostra formazione, idea, ogni nostro obiettivo, ogni nostra felicità e infelicità nasce dalla relazione con gli altri. Non è un caso che la giustizia punitiva releghi i detenuti più ostinati in spazi isolati. La privazione della libertà più drastica è infatti privazione della libertà relazionale. Se la libertà è dunque il valore primo che permette l’autorealizzazione, possiamo dedurre che la libertà, in senso umano e umanista, non può che essere relazionale.

La relazionalità non è un limite ma un moltiplicatore della libertà, perché le risorse che una squadra, una comunità e persino una specie possono mettere insieme e far fruttare genera una libertà impensabile in termini di autorealizzazione e felicità. Solo una visione individualistica dell’essere umano, ti dice che la tua libertà finisce dove comincia quella altrui. In verità la tua libertà comincia dove comincia quella altrui. Lo sanno bene le persone che si amano, perché in una relazione di amore vero e non di possesso, la libertà di essere e di vivere una vita felice si moltiplica e non si riduce. Quindi a che serve dire la tua libertà finisce dove comincia quella dell’altro? Serve a dare l’idea di un essere umano che è solo o che è in competizione con gli altri, che è impotente o aggressivo. Al contrario possiamo vedere anche solo dalla crescita di un bimbo come la sua libertà di vivere, stare bene e giocare dipenda proprio da chi si prende cura di lui; la relazione in quanto tale moltiplica la libertà, non la deprime.

E allora la libertà diventa un indicatore fondamentale della qualità relazionale che si costruisce. Ci sono tante forme di relazioni benefiche: relazioni di amore, di amicizia, di condivisione, di cooperazione, di convivenza, di comunanza, di insegnamento/apprendimento. Relazioni che si fondano su sentimenti forti, ma significati da sottoporre al vaglio della critica (seppure affermativa e costruttiva) perché spesso confusivi. Ci sono infatti culture di possesso, di competizione, di potere incompetente, di invidia e di risentimento che si infiltrano e osteggiano le relazioni benefiche che vanno bonificate e fatte fiorire con i giusti valori (quelli che nel coaching umanistico definiamo potenzialità). Costruire relazioni benefiche fondate su culture alte, erette su sentimenti forti, è un grande lavoro di ricerca comune, che non è mai esente da errori e sconfitte, che bruciano ma da cui possiamo imparare. Ecco la libertà non solo si moltiplica nelle relazioni benefiche ma la sua misura è anche un indicatore di quanto forti e positive sono le relazioni che costruiamo. Se una relazione d’amore, di amicizia e di collaborazione, restringe la nostra libertà c’è qualcosa che non funziona, che va individuato e cambiato. Se una relazione educativa e formativa restringe la libertà di autorealizzazione e di autodeterminazione in termini di scelta, sviluppo di competenze e scoperta di vocazione, questa relazione non funziona. La libertà di insegnare moltiplica la libertà di apprendere, non la riduce né la mortifica. La libertà di un maestro comincia dalla libertà dell’allievo di riconoscerlo come tale.

Aspettiamo i vostri ragazzi ad agosto al Future Talent Camp!

 

Luca Stanchieri, coach e fondatore della Scuola di Coaching Umanistico

luca.stanchieri@scuoladicoaching.it

luca stanchieri

 

Leave a comment