Skip to content Skip to footer

Una gran bella idea

Una gran bella idea

Ognuno ha dei sogni e non solo quando dorme. Sono sogni ad occhi aperti, immagini vivide che si trasformano in obiettivi. Credere in se stessi è un buon presupposto per raggiungerli. In questi anni ho visto visioni trasformarsi in contratti di ricerca e insegnamento, piani di studi fondati su vocazioni, imprese sportive dall’alto profilo valoriale, start up innovative create da ex manager, posti di lavoro conquistati e avanzamenti di carriera che apparivano impossibili, riorganizzazioni fondate su benessere organizzativo e risultati di eccellenza, ma anche persone che hanno rotto con la solitudine, relazioni di amore armoniche con i sentimenti, adolescenti che sono diventati sereni, padri che hanno scoperto nuove identità di genere e di ruolo, donne che hanno aperto varchi di tempo libero per la cura di sé e la loro autorealizzazione complessiva.

Percorsi magnifici e straordinari di cui sono stato testimone, forse anche dando un piccolo contributo come coach. Ma nonostante i successi negli anni mi sono accorto che serpeggiava un sentore di fondo, misterioso e inquieto. L’ho percepito ma non focalizzato, per tanto tempo. In questi successi c’era un’insufficienza. Non una mancanza, ma un’esigenza sottesa e non esplicitata. Una parte del sogno nascosta da pudore e vergogna.

In alcuni casi questa ombra si sviluppava in vera e propria insoddisfazione. I successi diventavano routine senza memoria, normalità conquistata a fatica, e, in più, ostacoli, limiti, problemi sbucavano imprevisti e si prendevano la scena. Insomma l’ombra fagocitava spazio. Come una potenzialità repressa che lotta per esprimersi, il sentore si trasformava in un’esigenza aperta che doveva essere presa in considerazione.

Una prima approssimazione è stata quella di comprendere che la felicità aveva diverse forme di espressione sentimentale e processi di significato. La psicologia positiva suggeriva che la felicità passava attraverso un armonico rapporto con se stessi (fiducia, amore per sé, cura di sé), relazioni soddisfacenti (amore, amicizia, solidarietà) e vocazioni (mestieri, attività, idee appassionate). La scoperta professionale come coach ci indicava anche una felicità trascendente: rendere felici i propri cari e le persone più vicine dava una soddisfazione appagante. Eppure nemmeno questo bastava.

Dentro ogni progetto, visione, cambiamento c’è una tensione verticale, un attrattore posto così in alto da essere visibile solo da una vista particolarmente acuta. Questa tensione che chiama a un continuo autosuperamento esprime un’esigenza di fondo, un sentimento trascendente, che concerne il nostro rapporto con il mondo e la vita della specie e del pianeta. Ho compreso che ognuno di noi ha un mega-obiettivo, che è quello di contribuire a rendere il mondo un posto migliore. Sentiamo la necessità  di andare oltre le nostre soddisfazioni immediate, anche quelle trascendenti. E non solo per i mali che affliggono la nostra epoca, ma per il sentore di quante potenzialità abbiamo per curarli e andare oltre. Quell’ombra rischiarata dalla coscienza è l’ambizione verticale a fare “qualcosa di grande”, che contribuisca al futuro della specie e rimanga nella storia. Un’ambizione che per essere soddisfatta ha bisogno di un’idea forte, una gran bella idea che rende la vita veramente significativa.

La più grande sfida non è realizzarla, ma cercarla, elaborarla, trovarla e dare il proprio contributo a farla emergere. Per questo l’ambizione rimane un sentore implicito che rischia di diventare accontentamento, adattamento, accettazione dell’esistente. La nostra epoca è caratterizzata dal crollo delle grandi idee ideologiche (e truffaldine) del ‘900, è diventata epoca di passioni “tristi e ripiegate”, dove la massima ambizione sembra essere quella di fare l’Ironman, la cento chilometri, la traversata del mondo in bici. Avventure fantastiche che rischiano di avere un ruolo compensativo, che non solo non rischiarano l’ombra ma la trasformano in una notte oscura.

Come coach, una volta scoperta questa ambizione straordinaria, abbiamo avuto la tentazione di dare una risposta. Ci ha sostenuto l’aiuto del nostro primo maestro, Socrate, che ci ricorda di “sapere di non sapere”. Il nostro mestiere è quello di suscitare idee e non sostituire chi le deve creare, elaborare, realizzare. Quello che offriamo però non è solo un metodo, ma un approccio. Oltre a essere coach, siamo umanisti, fautori e seguaci di un approccio millenario, che se non offre risposte, può aiutare a cercare, a inquadrarle, a ispirarle. E siamo promotori di un umanesimo che abbia un futuro migliore della sua gloriosa e sofferta storia. L’umanesimo spinge a onorare la sacralità della vita perché sia difesa e fatta fiorire, crede nelle infinite potenzialità dell’essere umano, richiede di essere felici ricercando il bene individuale, relazionale e comune. Questo umanesimo lo abbiamo visto proprio in chi ha cominciato a realizzare le proprie visioni esprimendo le sue potenzialità ma vuole andare oltre. Essere protagonisti dell’umanesimo è una fantastica possibilità che ispira moltitudini di altre idee e progetti. Non si tratta solo di elaborarle. Ognuno di noi può fondarle, sostenerle, contribuire a realizzarle, esserne un appassionato fautore o un semplice sostenitore. A ognuno la propria scelta, e ogni scelta umanista è valida e utile. E’ tutta una questione di coscienza. Il cambiamento richiesto dal mondo, dalla specie e dalle altre specie del pianeta, è in primo luogo un cambiamento culturale. Passa da grandi imprese e da piccoli gesti quotidiani. Può essere la scoperta di un vaccino salvifico o una cura nuova ma anche un gesto di solidarietà verso chi è in difficoltà, può essere la creazione di un’opera d’arte o il gesto di gentilezza in un autobus, può essere la grande battaglia contro ogni razzismo e omofobia ma anche favorire la vocazione del proprio figlio.

Questi gesti, queste azioni, questi comportamenti virtuosi sono decisivi, ma non sufficienti. Chi li compie e vuole cambiare il mondo, deve saperli inquadrare nell’umanesimo, sentirsi umanista come parte di una corrente culturale che crede nell’essere umano e nelle sue possibilità, deve sapere che così ogni gesto ha ripercussioni, ha effetti imprevedibili, educa e ispira, crea ondate emotive che si traducono in idee, modelli che si trasformano in ispirazione. Il resto è tutto da scoprire. Insieme.

La coscienza umanista ci permette di sapere che ogni gesto, ogni giorno, ogni decisione mira a dare un contributo, pratico, culturale e relazionale, a vivere in un mondo migliore. Una gran bella idea.

Luca Stanchieri

luca stanchieri

Leave a comment

0.0/5