Allenare la speranza: potenzialità e pratica del Coaching Umanistico
Il fondamento del Coaching Umanistico è l’allenamento del potenziale benefico dell’essere umano. La speranza è una potenzialità che realizza la nostra disposizione alla trascendenza[1]. Alla speranza è dedicato l’ultimo lavoro del filosofo tedesco Byung-Chul Han[2]. Egli definisce la speranza come una tonalità emotiva, uno stato d’animo senza oggetto né direzione. Nel Coaching Umanistico, invece, essa è definita come una tonalità sentimentale. Il sentimento è scelto dal soggetto e si dirige verso qualcosa di preciso: è intenzionale e tensionale al tempo stesso.
La speranza, come intenzione e tensione sentimentale, è una scelta esistenziale che ispira la meta da perseguire, fornisce energia per percorrerne la direzione, nutre la fiducia e trascende il presente verso l’altro. Ha quattro funzioni: ispira una prospettiva; coltiva l’azione che la percorre; trascende il contingente e verifica i progetti di bene.
La speranza ispira la prospettiva
Come fonte sentimentale di ispirazione, la speranza offre senso e orientamento, apre gli orizzonti, ci dona un futuro, sostiene un guardare oltre. Ispira dunque la capacità creativa di inventare un obiettivo e un progetto e, al contempo, predispone a scrutare l’ambiente circostante alla ricerca di opportunità, leve e possibilità che favoriscano l’azione. Non solo non ha paura del dolore o dell’angoscia, ma si offre come un’alternativa antagonistica. Non penso che la negatività sia necessaria alla speranza, come afferma il nostro filosofo tedesco, ma sono d’accordo sulla capacità che ha la speranza di intensificarsi per fronteggiare la sofferenza e la disperazione.
La speranza coltiva l’azione
Come fonte sentimentale che coltiva l’azione, mette le ali alla vita, conquista posizioni, si avventura nell’ignoto, andando oltre ciò che è già stato. A differenza dell’ottimismo, richiede un impegno coinvolto e coinvolgente. Sa rinnovarsi al cospetto della negazione, genera animosità e slancio. A differenza del bisogno, dove prevale il senso di mancanza, la speranza possiede pienezza, luminosità e molteplicità di presenze. Capace di prevedere e presentire, protegge dalla paralisi e rinnova il vigore dell’agire.
La speranza trascende il presente
Come fonte sentimentale trascendente, predispone a vedere ogni segno di nuova vita. Il simbolo della speranza non è certo la paura della morte, ma la meraviglia di ogni nuova nascita. “Ogni bambino nasce per noi”, riecheggia il messaggio umanista.
La speranza verifica i progetti di bene
Come fonte sentimentale di verifica, la speranza, unita e sostenuta dall’amore per la vita, verifica il significato dell’obiettivo, lo aggiorna e lo cambia. Sappiamo che l’autorealizzazione, come tendenza alla realizzazione di sé, è poderosa ma insufficiente per una vita felice. Illusioni di realizzazione albergano nelle culture umane dalla notte dei tempi. Gli umanisti ellenici furono i primi a smascherarne la falsità, cercando di proporre alternative più coerenti e armoniche con la natura umana. A fronte dell’angoscia per le delusioni, la speranza usa l’esperienza come verifica sentimentale e cerca di scovare alternative ai passi falsi di beni illusori.
A differenza di Byung-Chul e in accordo con Bloch[3], pensiamo che la speranza sia insegnabile e allenabile. L’angoscia non è una conseguenza inevitabile e la speranza è una scelta sentimentale che alberga nella nostra più intima essenza umana. Può essere ispirata dall’esempio, coltivata tramite le specifiche potenzialità presenti e nutrita attraverso esperienze costruttive che verifichino il senso e il significato di sogni trasformati in progetti. Non è ottimismo, perché non aspetta e non si aspetta. Motiva e predispone, nutre e accompagna l’azione strategica e l’impegno che richiede. Non solo non ha paura di sconfitte o errori, ma dona l’energia per apprendere e superarsi proprio grazie al suo essere trascendente. Sa apprendere anche dalle gratificazioni, dalle soddisfazioni, dalle gioie che offre un percorso benefico, perché non si accontenta e rilancia.
Inoltre, la speranza non ha nulla di individualista, perché è ispirata dagli altri e innerva relazioni, alleanze, cooperazioni, condivisioni. La speranza abita nel Noi, ovvero in “coloro che sperano, vedono e amano ogni segno di nuova vita e sono pronti in ogni momento ad aiutare la nascita di ciò che è pronto a venire al mondo”[4].
Luca Stanchieri

[1] Sulla speranza come potenzialità si veda: L. Stanchieri, Scopri le tue potenzialità, 2018, Franco Angeli.
[2] Byung-Chul Han, Contro la società dell’angoscia. Speranza e rivoluzione, Einaudi.
[3] M. Bloch, Il principio speranza, Garzanti.
[4] Erich Fromm, La rivoluzione della speranza, Mimesis
1 Comment
Michelle Bassanesi
La speranza penso che si può allenare anche tramite le piccole vincite e superamenti di difficoltà nel tempo. Nella mia esperienza, non è una strada dritta e sviluppa anche la curiosità e la voglia di sperimentare altre opzioni che possono funzionare. Un work in progress. Imparando che ogni sfida è un passo verso la crescita, anche se non lo vediamo subito. La speranza, per me, forma la base su cui costruire altri pensieri e azioni, oggi.