Il primo Camp di Coaching Umanistico dedicato ai giovani è una straordinaria scommessa. Dopo mesi di pandemia e di restrizioni, vogliamo ritrovare il piacere di lavorare insieme, come coach, con genitori e adolescenti, finalmente dal vivo. Il nostro Camp ha come scopo quello di permettere ai giovani dai 12 anni in su, di scoprire le proprie potenzialità e attitudini, le proprie passioni e vocazioni, in una settimana di vacanza, gioco, divertimento e sperimentazione. Vogliamo loro offrire, in una cornice rilassata e libera, un tempo e uno spazio per la cura di sé, per conoscere e conoscersi, per sperimentarsi, per immaginarsi in un futuro ricolmo di speranza.

L’idea del Camp è una risposta ad un’esigenza sentita da molti adolescenti e dai genitori. Un’esigenza spesso taciuta, a volte sussurrata, quasi mai espressa a scuola. L’orgoglio giovanile ostacola le richieste di aiuto al mondo degli adulti. Gli adolescenti sono esperti nel costruire muri di silenzio e incomunicabilità. Eppure nei percorsi di coaching, quando un adolescente trova un adulto non giudicante che sa ascoltarlo e riconoscerlo, la domanda di come progettare il proprio futuro si palesa con la stessa forza dell’insofferenza verso la condizione attuale.

La pandemia ha depresso la vita sociale, ha offuscato le prospettive, ha esacerbato la noia disgregante della didattica definita a distanza. Ma a distanza da che? Da qualunque forma di entusiasmo, coinvolgimento, motivazione e apprendimento, nonostante le acrobazie di docenti pressati dalla necessità di verifiche, compiti, voti, medie e interrogazioni.

Ne è emerso un clima che avvolge, avvilisce e influenza una sorta di stato dell’anima caratterizzato da inedia e apatia. Languishing lo hanno definito sociologi e psicologi. Non è certo una malattia, ma non per questo evita un dolore soffuso. Le condizioni sociali e culturali pandemiche hanno aumentato problemi già esistenti. Il disorientamento giovanile, la demotivazione a studiare, la rinuncia a costruire e immaginarsi nel futuro, la difficoltà a vivere amori e amicizie nel presente sono sfociati nel vissuto di una mancanza. I giovani sono stati gettati in un territorio nuovo, inesplorato e spoglio, i cui abitanti, non solo giovani, sono svogliati, apatici, spossati, privi di energie, indeboliti e fiacchi anche se non depressi. I giovani si sentono circondati da un senso di stagnazione che li avvolge in una nebbia di noia. Si sentono sfiniti e stressati pur non avendo fatto sforzi degni di fatica. E spesso cercano vie di fuga, ribellandosi al sonno e passando la notte fra chat e videogiochi.

Il nostro Camp vuol essere una prima risposta al disorientamento giovanile. Vogliamo creare un laboratorio a cielo aperto dove costruire nuove relazioni di amicizia e allenare la speranza che un futuro di felicità è un diritto e una possibilità. Sperimentando il coaching umanistico e lavorando in ambiti artistici, scientifici e tecnologici, i giovani possono riscoprire attitudini autentiche, superare i dislivelli fra l’apatia e la convinzione di riuscire, fuoriuscire dal territorio della mancanza per entrare nell’universo delle proprie potenzialità, mollare cellulari e device per coltivare la bellezza della convivialità e della condivisione accurata e infine scoprire la motivazione e l’entusiasmo nell’immaginare e progettare le passioni e le vocazioni.

Quale scuola scegliere? Continuare quella attuale o cambiarla? A quale facoltà iscriversi? Continuare a studiare o andare a lavorare? E quale lavoro fa per me? Sono domande che gli adolescenti si fanno tutti i giorni, spesso insieme ai propri genitori. C’è un metodo che può fornire ipotesi autentiche e basate. Lo abbiamo chiamato Metodo di Orientamento Vocazionale. Insieme agli altri, estranei che divengono amici in pochi minuti, usando questo metodo, ogni ragazzo può rispondere a queste domande riscoprendo la propria forza sentimentale, quella che nutre ogni slancio vitale. Un progetto per il futuro è valido se alla sua base ci sono passioni, interessi, vocazioni e propensioni personali. Ma anche i valori più sentiti e convinti oltre agli obiettivi personali e professionali da elaborare e realizzare grazie alla coscienza delle proprie potenzialità.

Alla fine del Camp, ogni partecipante riceverà insieme ai genitori un resoconto del lavoro fatto insieme ai coach, una sorta di ritratto e autoritratto, che mostri potenzialità, vocazioni, attitudini, e obiettivi per il suo futuro. Il camp quindi è un momento di vacanza e formazione, per trasformare il prossimo anno in un anno di ottimismo, slancio vitale e realizzazione dei propri sogni, in poche parole un anno in cui riappropriarsi del proprio entusiasmo e del proprio futuro.

Vi aspetto!

 

Luca Stanchieri

Coach e Fondatore della Scuola di Coaching Umanistico

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