Seminario sull’Avviamento alla Professione di Coach (Roma, 14/15 luglio 2017) III Parte

Appunti per il Seminario sull’Avviamento alla Professione di Coach (Roma, 14/15 luglio 2017)
III Parte
Una forza squisitamente femminile
Ogni mattina mi alzo presto, mi faccio una bella tazza di caffè e comincio a lavorare. Alle sei sono sulla mia scrivania. In estate è già giorno, in inverno invece mi godo l’alba. La sera vado a dormire molto presto e ogni giorno faccio sport. Questo regime semplice e essenziale mi ha permesso di scrivere in dieci anni quasi venti libri, di fare numerose trasmissioni e serie televisive, di allenare centinaia di persone e di seguire la crescita dei miei figli all’ingresso della loro adolescenza ogni giorno.
L’inizio della giornata è l’unico momento di vera solitudine. In quel momento ho la sensazione di essere in anticipo sugli altri e questo mi tranquillizza. La scelta di avviare questa professione l’ho presa diversi anni fa. Allora l’agenda era vuota. Sedermi alla mia scrivania a studiare, scrivere, progettare eventi e seminari creando la mia agenda (non solo pianificando ma stabilendo cosa era prioritario) è stato fonte di felicità e di ansia. Non sapevo come sarebbe andata a finire, ma sentivo di stare sulla strada giusta, perché sul tema del potenziale umano si apriva un inedito ed entusiasmante campo di ricerca e intervento. Eppure passò più di un anno prima che la mia professione si avviasse e cominciasse un vero sviluppo. In queste fasi dove prevale l’incertezza dell’esito sulla sua verifica, come facciamo a sapere di stare sulla strada giusta? Come superiamo il dubbio di perdere tempo?
Per quel che mi riguarda è molto semplice. Uno dei criteri risponde alla domanda: “ti ha dato gioia?”. Come afferma Murakami, quando intraprendi una cosa che ritieni molto importante per te, se in essa non trovi un piacere e una gioia naturali e spontanei, se mentre la fai non senti un’eccitazione in petto, significa che c’è qualcosa di sbagliato e di poco armonioso. In quei casi bisogna tornare al punto di partenza e liberarsi completamente di quegli elementi che ostacolano il piacere. Il coaching è un lavoro creativo. E come in ogni lavoro creativo, per riuscire deve esserci un nucleo di gioia spontanea. L’originale attrazione del coaching sta semplicemente nella forma che prende questo sentimento di libertà, questa gioia che non conosce restrizioni.
Questa felicità appagante nasce a livello profondo dal sentimento di stare sulla strada giusta e dal significato che questa strada offre. Il lavoro offre una felicità straordinaria per il significato che investe nella propria vita e in quella altrui. Questa felicità di base, insieme a un regime di vita quotidiana che permetta l’utilizzo delle nostre principali energie fisiche e intellettuali, è la base dell’allenamento della forza spirituale. Non sono solo rose e fiori. La libera professione è piena di insidie e ostacoli. Dubbi assillanti, fiaschi improvvisi, errori pacchiani, perdita della fiducia in se stessi, tradimenti da parte di chi consideravi amico, critiche feroci, presunzione eccessiva dovuta ai successi, intossicazioni per l’eccessiva fatica minano la salda volontà di fare un ottimo lavoro. Per affrontare questi ostacoli occorre un’energia fisica di base che va sempre coltivata. Felicità e significato devono radicarsi in un corpo che è rispettato e curato in modo che possa offrire il meglio di sé. L’elevazione spirituale non può trascurare il suo substrato biologico. L’allenamento della forza del carattere permette persino di trasformare gli “incidenti del corpo” in momenti di crescita e miglioramento, ovvero in una dimensione trascendente. Si arriva a provare allora un senso di padronanza che dà una serenità di base, una forza gentile fisica e spirituale che è squisitamente femminile e che permette di essere felici e determinati nel porsi al servizio della felicità altrui.
E’ su questa base che dobbiamo sviluppare un compito che per i coach è imperativo: sviluppare il proprio talento. Senza talento, non si può diventare dei coach di successo, soprattutto per tanti e tanti anni. Come sviluppare il proprio talento? Come metterlo a frutto? Come renderlo un polo di attrazione?
Se sei disponibile a saperlo, e soprattutto se sei disposto a non farti sconti per svilupparlo, ti aspetto al seminario di luglio sull’avvio della professione.
A presto,
Luca


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