La ricerca sincera di integrità

Conosciamo tutti i sentimenti che albergano dentro di noi? I sentimenti fanno parte della nostra interiorità e alimentano ogni esperienza interiore. Le nostre facoltà (come la memoria, l’immaginazione, la ragione, la percezione) vengono influenzate dai nostri sentimenti. Il lavorio della coscienza è costruttivo e ricostruttivo e permette di pensare, conoscere, indirizzare e alla fine persino scegliere i nostri sentimenti. Il vasto paesaggio del mondo interno, così ricolmo di tempeste e di quiete, non può prescindere dall’autentico interessamento che sorge dall’amore. Non c’è conoscenza senza amore, perlomeno autentica, dunque integra. Si può essere onesti, sinceri, veri ma non integri se non c’è amore o conoscenza. D’altra parte senza allenarci a conoscere cosa accade in noi, non sapremmo mai nulla dei sentimenti altrui. Conoscere e conoscersi sono attività intrecciate. Coscienza e autocoscienza si rafforzano o si indeboliscono a vicenda.

Andare incontro al nucleo veritiero di se stessi è la prima parte dell’essere integri ma non è ancora integrità. L’essere umano non è necessariamente un’opera d’arte se non in potenza. Nelle attuali pieghe della contemporaneità, raggiunge miserie così basse da suscitare autentico disgusto. Nondimeno la sua potenzialità positiva permane e misura la distanza che c’è fra un anonimo pezzo di marmo e il Mosè di Michelangelo. Le premesse ci sono. Quel Mosè è dentro il pezzo di marmo. Ma è un lungo lavorio farlo uscire da un anonimo frammento di montagna. Conoscere se stessi per essere integri è dunque in primo luogo frutto dell’ascolto interno. Ma ogni percezione cambia l’oggetto percepito e lo ricostruisce al tempo stesso. Quando ci ascoltiamo, cambiamo già nell’atto di farlo e quando prendiamo coscienza di noi stessi, ci costruiamo soggettivamente un’immagine che ci cambia. La conoscenza è continuo cambiamento e costruzione e l’integrità non è mai un dato, ma una realtà soggettiva dinamica, che può essere dolce e tenera se curata con amore. Il Vero sé è una conquista di elevazione, dove frammenti anonimi e insignificanti custodiscono un potenziale di bellezza straordinaria. Il nostro Vero sé ci suggerisce che possiamo essere degni di felicità. Esprimere il Vero sé è essere integri. Ma esprimersi non significa meccanicamente mostrarsi o comunicarsi. Abbiamo la necessità di una predisposizione ad amare per mostrare in modo completo noi stessi. La paura di essere fraintesi, incompresi, non accettati può essere un ostacolo a questo esprimersi. Sono certo che il nostro comunicarci sia sempre un compromesso, fra chi siamo e chi possiamo essere nelle relazioni. Possiamo assumere che la sincerità altro non è che il migliore compromesso, dove ciò che mostro non è falso, ma non è mai completo. Non basta l’amore come sentimento. La conoscenza amorosa è cultura. Di dialogo, di tolleranza, di comprensione, di accoglienza, di benevolenza. Senza questa perché arrischiare un dolore quando posso essere almeno in parte me stesso senza per questo essere ferito o ferire? Ma subito un’inquietudine sopravvanza: rischio che il mio compromesso, quello che misura la differenza fra chi sono e chi posso esprimere, intacchi anche la conoscenza di me stesso. La mia autocoscienza stessa diventa un compromesso. Non posso andare oltre una certa soglia. Anche perché la mia stessa conoscenza deriva dalla relazione con gli altri. Gli altri mi forniscono informazioni/formazioni permanenti sul mio Vero se. Fra compromessi e verità, fra amori e allontanamenti, fra mezze sincerità e coraggiose lealtà, cerco quel nucleo di me stesso che mi fa essere integro. L’integrità allora è la piena coscienza del compromesso. Essere integri significa non essere falsi. Ma l’integrità sincera, che non è un semplice svuotare le tasche. Ha bisogno di amore. Non solo per conoscere, comunicare, esprimere, ma anche per elevare. Il mio potenziale di integrità può essere nutrito solo da un amore completo, mai imperfetto, mai sporcato da possesso, pretesa, superficialità e autoreferenzialità narcisistica. E la cosa straordinaria è che nel momento in cui lo trovo e lo provo, non sono più il me stesso di prima. Mi eleva e mi elevo verso un orizzonte che nemmeno potevo immaginare. Divento diverso. L’integrità è andare verso quell’orizzonte.

Luca Stanchieri


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