Il rimorso

Notazione sul rimorso dedicata alla potenzialità del Perdono.

Rimorso, senso di colpa e pentimento sono forme diverse di uno stesso sentimento, un sentimento doloroso che desidera la reversibilità del tempo. Non è una formula magica, è una possibilità autentica. Si prende coscienza del male inferto ma anche del bene che si poteva fare e non è stato fatto. Con tale consapevolezza nasce la possibilità di pensarsi come persone che possono essere migliori.
Il senso di colpa, quando è basato, ancorato e riferito a situazioni concrete, permette la possibilità del cambiamento. A differenza della vergogna che è il disprezzo per chi siamo, il rimorso è situazionale e relazionale. Ha a che vedere con qualcosa che abbiamo commesso e che vorremmo correggere.
Ma non è una passeggiata. Il sentimento del rimorso è una costellazione di sofferenze, dove dolore e amore, urgenza di riparazione e memoria dell’errore, angoscia per il passato e urgenza di agire per il futuro si miscelano in una prospettiva che è tutta da capire e verificare. Il rimorso è carico di fatica, ma anche di impegno e di speranza. Il rimorso esige che si ritorni nello stesso luogo e tempo dell’offesa e che si osservi lo scenario dell’errore mettendosi nei panni di chi lo ha subito
Ci si assume la responsabilità e ci si identifica con il dolore di chi è stato ferito.
Il rimorso contiene in sé il desiderio di un’azione correttiva. Il contenuto dell’azione dipende dal contesto culturale, dalle scelte individuali e dalle possibilità relazionali. In una cultura ispirata da sentimenti rancorosi e vendicativi, l’azione correttiva deve essere punitiva, ovvero arrecare un danno proporzionale a ciò che è stato procurato (es. la legge del taglione). In una cultura umanista ispirata al valore e alla difesa della vita, l’azione correttiva deve essere riparativa, ovvero implicare un cambiamento di chi deve essere perdonato e una riparazione del danno che ha recato; nell’ambito relazionale, la strategia riparativa implica il coinvolgimento dell’offeso nel comprendere i suoi bisogni, le esigenze nate dal danno e le azioni da intraprendere nel considerarle (es. un modello che va in tal senso è la Restorative Justice, si veda Giovanni Angelo Lodigiani – Grazia Mannozzi , Giustizia riparativa. Ricostruire legami, ricostruire persone , Bologna, 2015).
In funzione della cultura, il comportamento seguente al senso di colpa, al di fuori delle aule giudiziarie, può prendere due direzioni:
a. In una cultura punitiva, la sofferenza si moltiplica tramite l’esercizio di autodistruzione dell’offensore; tale esercizio può consistere nel convivere con il rimorso come un rimprovero muto, permanente e implacabile, nell’elaborare forme di espiazione o nell’ autoinfliggersi punizioni fino alle più tragiche conseguenze;
b. In una cultura umanistica, la sofferenza del rimorso si tramuta in offerta di scuse e domanda di perdono, preceduta dall’identificazione con l’offeso e dalla coscienza del danno, a cui far seguire una strategia riparatoria concordata se la relazione lo permette. Il rimorso è spesso alla base di beneficienze, lasciti importanti e opere di bene.
Si direbbe che la natura umana abbia programmato nei geni la possibilità del rimorso come correttivo dell’egocentrismo. La sua funzione è quella di illuminare l’espressione più gretta di un’esistenza. Ma in realtà il rimorso è possibile solo come scelta valoriale. Soltanto chi non sceglie determinati valori, che non decide di vivere una vita felice, riesce a evitare l’esperienza del rimorso. Chi vive passivamente e accusa il destino, riesce a evitare il dolore della colpa ma anche la sua possibile felicità.
Il rimorso viene superato dal perdono, che è atto di fiducia e di liberazione e che sa recare un messaggio di fiducia: “tu vali molto più dei tuoi atti e lo puoi dimostrare”. Chi perdona non si macina nel rancore anche se sa conservare la memoria delle sofferenze subite. Dolori che riesce a superare investendo speranza nella dignità possibile di chi, nonostante gli errori, vuole migliorarsi. Il perdono ha la forza di far rinascere il fratello e ricondurlo a noi.


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