Fare fuoco contro gli inermi

Fare fuoco contro gli inermi

Ultimi giorni: un uomo poco più che ventenne uccide 5 donne in Daghestan fuori dalla Chiesa mentre stanno celebrando la fine del carnevale secondo la tradizione della religione cristiano ortodossa, l’assassino è dell’Isis; Nicolas Cruz, 19 anni, espulso dalla scuola, uccide con la sua mitraglietta 17 persone, fra studenti e insegnanti a Parkland, si proclama suprematista bianco per una Florida di soli bianchi; Luca Traini, 28 anni, neonazista, vicino alle posizioni della Lega e di Forza Nuova, espulso dalla palestra locale, ferisce 6 persone di origini africane, in pieno giorno, con lo scopo di fare una strage di immigrati (fra i commenti più diffusi: poteva anche colpire qualcuno!).

Fare fuoco contro gli inermi: dall’ISIS ai Suprematisti Bianchi passando per i razzisti nostrani è lo slogan all’ordine del giorno. Donne che pregano, giovani che studiano, persone che fanno la spesa o passeggiano. Ovunque e comunque si può colpire. Basta avere un’arma e uccidere laddove nessuno è in grado di difendersi. Il mercato delle idee del terrore spazia dallo stragismo dell’Isis al razzismo passando per il disprezzo delle donne ed è facilmente reperibile in rete (Cruz aveva postato decine di video e post in cui annunciava le stragi), dove trova adepti, tifosi, moltiplicatori propagandisti dell’odio. I significati che danno un senso e uno sbocco al risentimento vile e violento sono solo la punta di un iceberg. L’Isis come il razzismo pescano in un mare di cultura dove il risentimento frustrato e rancoroso, il nichilismo violento e distruttivo, il cinismo razzista e vigliacco assumono le forme più disparate. Comprendere i suoi fenomeni è decisivo per comprendere il clima culturale dove giovani e meno giovani maturano personalità, progetti, relazioni, visione della vita e del mondo.

Non c’è soluzione che venga dall’alto (come con gli stragisti dell’Isis così in Florida gli apparati statali sono ben lontani dal garantire la vita). A fronte di minoranze armate, ci sono ragazzi e ragazze che vivono la vita e vogliono costruire un mondo diverso. Le migliaia a Macerata che hanno sfilato dopo la tentata strage, il movimento giovanile che sta nascendo in Florida “No more guns”, i comitati “Human Way” in Italia contro il razzismo, il bullismo e il maschilismo sono fenomeni controcorrente. Gli esseri umani hanno sempre cercato di sviluppare sistemi immunitari culturali, sociali e simbolici che li proteggessero. Oggi questi sistemi vanno rafforzati, perché sono deboli, fragili, delegati.

Allenamenti benefici che possano costruire sistemi immunitari sociali e culturali sono possibili se ne prendiamo coscienza. Sviluppare le potenzialità umane benefiche, in nome della vita della sua fioritura e del suo sviluppo, costruire microcosmi di convivenza dove i contesti, le relazioni e gli individui possano vivere la pienezza e la bellezza della propria vita, cercare di affermare un’autorealizzazione dove la felicità altrui è parte integrante della propria sono assi di sviluppo che si possono accompagnare con la giusta vigilanza e attenzione. Chiunque di noi può essere la bandiera, l’eroe dormiente attivo e proattivo, vigile e costruttore, che impedirà a questa cultura del risentimento di fiorire ulteriormente. A partire dalle scuole, persino dai giovanissimi. Isolare i razzisti, i bulli, i violenti cercando di dialogare serve loro perché capiscano quanto stanno sbagliando, ma fa soprattutto bene a chi ne è vittima, perché sa che non è solo. La responsabilità è di noi adulti e del modo con cui cerchiamo di fare squadra: fra genitori, allenatori, professori, imprenditori, professionisti e persone impegnate a fare bene il proprio lavoro. La cultura della vita può vivere in ogni aspetto della nostra giornata, attraverso il rispetto, l’empatia, la prossimità, l’educazione e l’autoeducazione. Come i terroristi sanno, è a scuola, al lavoro, in una chiesa, in una passeggiata che questa cultura può fiorire insieme alla vita. Là cercano di colpirla, là dobbiamo difenderla.

Luca Stanchieri


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