Essere umani contro il terrore

Essere umani contro il terrore
Solo due giorni fa, un simpatizzante neonazista, emulando il metodo dell’Isis, ha lanciato la sua auto contro i manifestanti di Charlottesville, uccidendo Heather Heyer. Heather protestava contro la manifestazione razzista, schiavista e neo nazista dei suprematisti bianchi. Il Presidente Donald Trump, grato per i voti dell’ultra destra americana, non ha condannato esplicitamente la manifestazione razzista.
Ieri un terrorista ha investito centinaia di persone nella principale via di Barcellona. Morti e feriti innumerevoli di ben 34 nazionalità diverse. Contemporaneamente, si hanno notizie di altri attentati in Finlandia e Germania.
Il terrorismo dell’Isis riscuote simpatia fra i razzisti americani perlomeno nei metodi di azione; uccide persone innocenti e inermi. L’ultra destra razzista e neonazista e i terroristi dell’Isis sono due aspetti dello stesso fenomeno: una barbarie culturale che attraversa il mondo e si scaglia contro l’umanità. L’umanità non è solo l’insieme degli esseri umani, ma è un certo modo di essere umani. Umanità significa amare la vita, difenderla e farla fiorire. Contro il terrorismo, coloro che si riconoscono in una comune umanità possono e devono reagire. La vita cambia, sta cambiando. Fondamentale è essere solidali con chi è stato colpito, condividere la stessa pena, lo stesso dolore. Essere accanto alla famiglia di Heather, di Bruno, di Luca e delle altre vittime. Essere con il cuore a Charlottesville, Barcellona, Turku, Wuppertal come in Burkina Faso. Certo, essere solidali non basta, seppure è decisivo. Non dobbiamo e non possiamo abituarci. Anche perché difendere la vita significa essere vigili e attenti, sempre. Non è vero che dobbiamo far finta di niente, che tutto deve proseguire come prima. Siamo tutti in pericolo. Essere consapevoli, ci porta a coltivare un’ansia costruttiva soprattutto nelle zone di grande assembramento. Molte vite sono state salvate proprio da chi ha avuto la forza e la prontezza di reagire. Ma dobbiamo anche incarnare ogni giorno quell’umanità che il terrore vorrebbe distruggere, nel modo in cui pensiamo alla vita, pensiamo alle persone care, nel modo in cui lavoriamo e viviamo con gli altri, comprese le altre specie e la terra che abitiamo. Essere umanità contro il terrore, da qualunque parte provenga, significa costruire un nuovo umanesimo che rispetti e faccia fiorire il meglio che ognuno di noi potenzialmente incarna in quanto essere umano; nella sua individualità, nelle sue relazioni e nei contesti in cui vive e lavora. Ognuno di noi può essere latore di un nuovo messaggio di vita e per la vita. E’ una questione di scelta, una scelta culturale, libera e cosciente, contro il terrore per la comune umanità.


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