Dove sono i leader positivi?

Dove sono i leader positivi?

La “disintermediazione” è l’annullamento dei mille corpi intermedi che facevano da cuscinetto fra stato e individuo. Durante la campagna elettorale, questo fenomeno è stato evidente. La politica, come leadership, è disintermediata. Oltre le star delle TV, manca un corpo di leader intermedi capace di aggregare e mobilitare.

Il radicamento è fragile, volatile, aleatorio. Non solo i contenuti sono sempre più banali, ma anche le forme che li veicolano. Assistiamo a campagne di marketing, non certo a impegni ideali o convinti. Il crollo dei partiti tradizionali, il fallimento del bipartitismo, pallido sostituto della spartizione DC/PCI, è stato sostituito da una vaghissima affiliazione, aleatoria e futile. I leader di 24 ore prima diventano i più sconfitti 24 ore dopo. Ci sono dati evidenti: la catastrofe a sinistra, l’emergere dei 5stelle (che sfida di credibilità li aspetta!), la preponderanza di una destra sotto l’egemonia di Salvini. Ma il dato ancora più evidente è che nessuno è in grado di governare. Al di là del merito nei contenuti, si disvela la crisi di leadership della classe politica incapace di far emergere un progetto che convinca perlomeno una minoranza qualificata di votanti (la maggioranza oramai è impossibile). Il problema non è la legge elettorale. L’ingovernabilità è crisi di progetto, di idee e dunque di egemonia sistemica.

La politica non riflette ciò che accade nella vita reale (semmai la peggiora). Comprendere lo stato delle genti non è certo facile, ma meno che mai lo si capisce dalla politica. C’è un’intera generazione di adolescenti e giovani che lotta ogni giorno per non finire nella deriva depressiva della rinuncia e del disimpegno, le crisi di convivenza sono sempre più profonde, i crolli delle relazioni affettive e sentimentali stanno creando una massa di individui soli, gli ostacoli insormontabili alle creatività e alle industriosità spaventano anche solo l’immaginazione di una possibilità diversa, la decadenza culturale è moltiplicata dalla crisi ideale. Si stanno formando folle solitarie, società di diffidenti che divengono potenziali nemici, sotto l’egida di un individualismo radicale che coltiva orticelli sempre più ristretti.

Eppure sotto la coltre di questa decadenza profonda, maturano spinte e idee che tentano di emergere. Come coach umanisti, assistiamo alle difficoltà delle persone che vorrebbero una vita diversa. I leader positivi, al di là delle loro preferenze di voto, sono quelli che faticano di più a contrastare un individualismo che scarta il problema del bene comune, per conservare privilegi privati o conquistarli contro i più deboli (la politica fa a gara per intercettarlo). Sono questi leader che si ritrovano a fare uno straordinario lavorio su se stessi, a cercare di liberarsi dalle miserie che li influenzano (perché nessuno è immune dall’individualismo generalizzato) per dare luce alle potenzialità loro e a quelle altrui. I leader positivi cercano l’innovazione culturale nelle relazioni, nelle imprese, nelle comunità e falliscono più degli altri. Ma sanno rialzarsi in nome dei loro valori e delle loro convinzioni sentimentali. Li ritroviamo nelle famiglie, nelle aziende, nelle parrocchie o nelle aule di un sistema scolastico che è diventano un contesto avverso all’amore per l’apprendimento. E quando vediamo un giovane sorridere per avere trovato un progetto valido, una famiglia che si ritrova per amore e amicizia, uomini e donne che riescono a perseguire i loro sogni anche a costo di enormi fatiche, alle loro spalle troviamo loro, i leader positivi che faticano nell’ombra, esattamente come quando dietro la felicità di un bimbo troviamo una madre buona e in gamba.

Allenare questi leader non è facile. Come Coach e umanisti, significa andare controcorrente, sfidare in primo luogo se stessi, auto superarsi, essere umili apprendisti della vita buona. Quando lo facciamo, ci accorgiamo però che è possibile e bellissimo. Il vero cambiamento che sta maturando in silenzio e senza riflettori è un cambiamento culturale che parte dagli individui, dalle relazioni e dalle aggregazioni benefiche. La vera impresa si gioca laddove ci sono innovatori culturali che si spendono per ideali di bene individuale, relazionale e comune. Ci piace investire il nostro impegno per loro. Loro sanno cambiare la vita delle persone in meglio. E provano a farlo ogni giorno con sacrifici immensi, che sono fieri di affrontare e di superare anche dopo la fine della campagna elettorale.

 


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Articoli recenti

A. H. Maslow

"Saremo forse presto in grado di impiegare, a nostra guida e modello, l'essere umano che pienamente si sviluppa e realizza se stesso, quello nel quale tutte le potenzialità giungono alla totale pienezza, quello la cui natura interiore si esprime liberamente, anziché venir deformata, repressa o negata."

Contattami

Grazie! Ti risponderò al più presto..

C'è stato un errore. Per favore, prova di nuovo.

Invio messaggio...