Bimbi morti “dimenticati”in auto. Servono soluzioni pratiche e drastiche.

Bimbi morti "dimenticati"in auto. Servono soluzioni pratiche e drastiche.

Prima Elisa, poi Jacopo, a distanza di 10 giorni. Entrambi “dimenticati” in auto sotto il sole, muoiono. Tragedie inenarrabili, quasi impensabili. Orrore e impotenza, di fronte all’assurdo di una morte causata senza intenzionalità del male. Padri affettuosi, che hanno distrutto le loro vite causando la morte del figlio.

Subentra una richiesta sofferta di senso, la ricerca del perché, ci si tormenta intorno al giudizio morale. Non c’era intenzionalità, non c’è giustificabilità. Dal prendersi cura e amare i nostri bimbi al dimenticarli in macchina, c’è un abisso che terrorizza al solo osservarlo. Nessuna mostruosità, solo la normalità tragica, banale e irreversibile.

Sospendere il giudizio, analizzare, riuscire a capire per prevenire, dovrebbe essere patrimonio comune di fronte a simili eventi. Eventi tragici e ripetuti richiedono soluzioni drastiche perché mai più, nessun bambino, incontri la sua assurda e inspiegabile morte. Se riuscissimo a trovare le soluzioni, Jacopo e Elisa non sarebbero morti invano, anche se nessuno può restituirceli.

Psichiatri e psicoterapeuti vengono immediatamente intervistati. Depositari del sapere patologico, potrebbero darci una risposta. Ma già la domanda presuppone che il patologico si travesta da normale nell’indurre il salto dalla cura alla morte. Ci parlano di Pulsione di Annullamento, quando il nostro inconscio ci trasforma da padri premurosi in genitori assassini; di salto della Memoria Affettiva; di super stress o, all’opposto, di bassissima tolleranza allo stress; alcuni ci assicurano che non sarebbe potuto capitare a una madre.

Di fronte all’assurdo, la scienza della patologia psichica rivela tutta la sua debolezza intrinseca. Non solo non c’è una risposta univoca, ma non c’è soluzione. Per quanto le tragedie possano essere simili, da psicologo clinico, lascerei da parte le interpretazioni di personalità che non conosco e di cui posso solo immaginare l’immane sofferenza di cui sono stati protagonisti e vittime al tempo stesso.

E’ solo questione di padri?

Maggio 2008: non dimentichiamo che a Merate in provincia di Lecco, una bambina viene dimenticata in auto dalla madre insegnante nel parcheggio della scuola; dopo sette ore viene vista da alcuni studenti; è troppo tardi.

Il fenomeno non è solo italiano.

2011, Tumpat in Malesia: un uomo lascia la sua bambina di tre anni che stava dormendo in macchina, sotto il sole cocente mentre va al funerale del cugino.

2010, Guyana: Babb Frase era convinta di aver lasciato suo figlio a scuola.

2009, Spagna: una donna pensa di aver portato il figlio alla scuola materna, non sa che lo ha lasciato in macchina mentre dormiva fino a rinvenirlo morto alla pausa pranzo.

2010, Cipro: il padre, medico, va in ospedale per un intervento chiurgico urgente; l’allarme viene dato dalla mamma; è andata a prendere il piccolo all’asilo,  ha saputo che non era mai arrivato; è nella macchina del padre, parcheggiata di fronte all’ospedale.

2007, Phoenix: la camerriera  di 22 anni, dopo aver lavorato per 7 ore al ristorante, ritrova Ryan di 17 mesi, in macchina, nel suo seggiolino di sicurezza. Era convinta di averlo portato all’asilo.

2005, Iowa: Payton di 1 anno muore per ipertermia, doveva andare dalla baby sitter.

Succede spesso, troppo spesso, e in ogni parte del mondo ai padri e alle madri. La maggior parte degli eventi accadono di mattina, mentre si va al lavoro.

Da quando sono cominciati questi tragici eventi? Secondo l’Associated Press, dalla fine degli anni novanta, i bambini dimenticati in auto e morti per mancanza di ossigeno e ipertermia, sono stati almeno 310. Paradossalmente, i bambini sono morti a causa di misure di sicurezza. Questi eventi si impennano nella loro frequenza da quando esiste la legge che obbliga il passeggino del bambino ad essere predisposto nel sedile di dietro e ad essere messo in senso contrario a quello di marcia.

Ogni bambino dormiva. Era mattina. Ed era fuori dalla vista degli adulti. Molte macchine avevano i vetri oscurati. Impossibile vederli dall’eterno.

Madri e padri non sono gli unici. Ci sono molte segnalazioni di baby sitter, autisti di autobus, tutor a cui è capitato lo stesso.

Negli Stati Uniti, prima del 98 (anno della legge del passeggino nel sedile posteriore), i casi di ipertermia (le auto si trasformano in gabbie iperriscaldate in pochi minuti) era 11 l’anno; da dopo quell’anno fino al 2006 sono 36 di media! Mentre sono arrivati a zero i morti per airbag, quelli dovuti all’ipertermia sono aumentati in modo incredibile.

Le persone guidavano e chi guida tende all’automatismo; erano di mattina e si può immaginare lo stato di stanchezza o ancora un iniziale stato di veglia; dovevano guidare, portare il bambino e andare al lavoro e quindi avevano più compiti da fare contemporaneamente; la loro attenzione era su più obiettivi (il famigerato multitasking). I bambini non sono dimenticati. Le persone sono convinte, automaticamente, di averli accompagnati. E’ come se l’automatismo comporti un salto attentivo, e dunque di memoria, che è permesso dal fatto di avere il bambino fuori dalla propria portata visiva. Non c’è rimedio quando accade. La persona non ricorda.

Non è certo mia intenzione, rimettere i bambini nel sedile anteriore. I morti per airbag sono tutt’ora nella nostra memoria.

So, da padre, che non direi mai: “Potrebbe capitare anche a me!”. Intollerabile e inaccettabile anche la sola ipotesi. Altrettanto inaccettabile dirmi: “A me non capiterà mai!”.  Preferisco lasciarmi in una sorta di terra di mezzo dove la mia attenzione è sempre vigile, mai scontata, mai routinaria.

Eppure ci sono anche strumenti pratici che potrebbero evitare queste tragedie.  Ci sono sensori che vengono innestati sul portachiavi quando il bambino è posizionato sul passeggino del sedile di dietro (come quelli che segnalano che le luci della macchina sono ancora accese quando si tolgono le chiavi). Si attivano dopo 1 minuto dall’aver levato le chiavi dal cruscotto  e suonano fino a che il bambino non è stato preso. Si chiamano Child Presence Sensor (uno dei siti è http://babyalert.info/). La Nasa è stata la prima ad inventarlo proprio per evitare morti così usuali e così assurde. Il nostro parlamento ne fa tante di leggi inutili, se ne facesse una di questo tipo salverebbe molti bambini nel futuro. Basterebbe obbligare le industrie a inserire il sensore nei passeggini.

Roma 30 maggio 2011


4 Commenti a Bimbi morti “dimenticati”in auto. Servono soluzioni pratiche e drastiche.

  1. annarita

    Mi domando perchè queste informazioni non si leggono sugli organi di stampa? Sono senza parole, perchè il modo di affrontare questo tema in questo articolo è così diverso dalla solita prospettiva psicologica. MI pare un sano pragmatismo. Complimenti.

  2. Soluzione subito !!
    Sono un progettista automotive e conosco bene come queste giuste cause si infrangano di fronte a problemi, interessi, e ostacoli anche se risolvibili con semplici soluzioni tecniche.
    In passato ho assistito ad un evento, andato poi a buon fine, di dimenticanza di bimbo in auto e ho proposto sul sito http://www.gpsinfo.it una soluzione immediata al problema.
    Inutile infatti aspettare che i nuovi modelli siano equipaggiati in futuro con soluzioni tecniche lontane a venire e quando i nostri bimbi saranno grandi.
    I nostri bimbi possono essere protetti anche oggi !!! La soluzione proposta inoltre è alla portata di tutti perché vi sono assicurazioni che ‘regalano’ gran parte del dispositivo.

  3. Giudice Gerardo Rho (MI)

    Di queste disgrazie, purtroppo ne succedono sempre di più vorrei, perciò, con questa mia sensibilizzare chi tanto crede nelle innovazioni e prenderle poi, a cuore. Dopo un modesto tempo di prove e valutazioni sono riuscito a depositare alla camera di commercio un meraviglioso trovato il quale ci potrà sorvegliare continuamente e farci ricordare, in modo vocale, visivo, sonoro e con l’intervento anche dell’allarme dell’auto se non verrà recepita l’informazione del bimbo che si è dimenticati nel seggiolino. Questo stupendo sistema potrà, in futuro salvare moltissimi bimbi da queste morti orribili e assurde sempre, però, che qualche azienda se ne prenda carico a commercializzarlo e renderlo alla portata di tutti.
    Ringrazio per l’attenzione e vivamente porgo distinti saluti.
    Giudice Gerardo

  4. Realizzata a Messina, Infant Reminder è la prima applicazione al mondo, per smartphones e tablets, totalmente gratuita e utilizzabile in tutto il mondo, in grado di scongiurare il pericolo di dimenticare i bambini nei veicoli.
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