Avviamento alla Professione di Coach (Roma, 14/15 luglio 2017) II parte

Appunti per il Seminario sull’Avviamento alla Professione di Coach (Roma, 14/15 luglio 2017)
II Parte
Originalità
La relazione di coaching è una relazione unica, personalizzata e non riproducibile. Per quanto fondata su metodi e regole del gioco, la relazione fra coach e cliente è la risultante di due originalità che si incontrano e, scambiando idee e emozioni, si modificano.
La visione dell’essere umano propria del coaching umanistico si fonda sull’unicità della persona. Per quanto ognuno di noi abbia dentro di sé essenze umane universali, la sua singolarità è insopprimibile. Il lavoro di un coach è cogliere il potenziale originale del suo cliente. Ma se questo è vero per il cliente, a maggior ragione lo è per il coach. Ogni coach è diverso dall’altro in primo luogo per la sua personalità, ma anche per le sue attitudini, propensioni, gusti, interessi, stili di vita e concezioni del mondo. Questo universo interiore è fondamentale per il coach che vuole costruire una personalità professionale valorizzando il suo potenziale specifico. Un coach come un artista si può distinguere da tutti gli altri, sviluppare uno stile proprio, emergere come professionalità specifica, in modo da poter essere riconosciuto per essere portatore di una visione e missione propri.
Pur nell’ambito di un metodo comune quale è il Coaching Umanistico, non conosco nessun coach che è il gemello di un altro. Per il consulente di marketing, il coach è un cliente difficile. Per quanto la nostra scuola sia sul web sin dalle origini, abbiamo impiegato parecchi anni prima di elaborare un’immagine che ci rappresentasse. I consulenti di marketing non erano in grado di farlo. Il loro modo di scegliere foto o immagini era quella di cercarle su Google tramite parole chiave. Ma ciò era proprio quello che volevano evitare, ovvero essere assimilati a una visione di coaching aziendalista dove donne in tailleur e maschi in cravatta sorridevano intorno a tavoli bianchi senza sapere il perchè.
Ogni coach deve far emergere il proprio stile individuale. Abbiamo coach accoglienti, gentili, appassionati, determinati, buoni o assertivi; ogni stile va codificato, raffinato, pensato ed espresso. Accanto allo stile, è determinante la passione data dalla propria vocazione. Spetta al coach il primo lavorio di ricerca intorno alla sua chiamata. La vocazione può essere di tutti i tipo: generale o particolare, orizzontale o verticale. Mi spiego: possiamo essere appassionati di sport o solo di tennis e nell’ambito del tennis solo dei professionisti (dal generale al particolare); oppure ci interessano i processi di autorealizzazione delle donne, le relazioni sentimentali, l’educazione dei figli, ovvero non un campo di attività, ma un compito specifico che determina un possibile cliente.
Dalla vocazione segue un progetto che sarà alimentato tramite lo stile individuale e vivificato dalla personalità professionale. Soprattutto quando il progetto di applicazione è originale, stile, personalità e metodo devono passare dall’essere colte come novità a diventare un classico. Questo deve essere l’obiettivo del coach. La scelta di dedicarmi per primo agli adolescenti attraverso il coaching (mentre tutti gli altri lavorano per le big company) mi ha distinto da tutti gli altri coach. Oggi il coaching applicato ad adolescenti e famiglie è una cosa quasi scontata. Ma quando ho cominciato, era tutto da inventare, verificare, esplorare e protocollare. E’ stato bellissimo.
Come facciamo a verificare che siamo sulla strada giusta? Vedremo nel corso che ci sono delle zone chiave da rispettare: impegno, dedizione quotidiana, chiarezza della visione, formazione, sviluppo del talento, elaborazione della proposta, creatività organizzativa. E’ assodato inoltre che stiamo sulla strada giusta nel momento in cui il nostro studio si riempie di clienti. Ma fra l’avvio della professione e la sua realizzazione c’è un lasso di tempo di 6/12 mesi in cui il cliente potrebbe non essere immediatamente attratto. E allora come facciamo a capire che stiamo andando nella giusta direzione? Su cosa possiamo basare la nostra fiducia?
Luca Stanchieri


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Articoli recenti

A. H. Maslow

"Saremo forse presto in grado di impiegare, a nostra guida e modello, l'essere umano che pienamente si sviluppa e realizza se stesso, quello nel quale tutte le potenzialità giungono alla totale pienezza, quello la cui natura interiore si esprime liberamente, anziché venir deformata, repressa o negata."

Contattami

Grazie! Ti risponderò al più presto..

C'è stato un errore. Per favore, prova di nuovo.

Invio messaggio...