A che serve il Coaching Umanistico?

A che serve il Coaching Umanistico?
(Riflessioni post vacanze in preparazione del Seminario di Brescia; il nostro CoachStage
http://scuoladicoaching.it/blog/?p=848)
Papa Francesco ha affermato che non viviamo un’epoca di cambiamenti, ma il cambiamento di un’epoca. Un epoca storica ha un tempo indefinito e il carattere del suo presente si giudica in termini di decenni. Che cosa è infatti il “qui e ora” tanto decantato? Non è certo Il proprio orticello da difendere con passione triste, ma il sentimento di una contemporaneità storica su scala planetaria di cui essere parte protagonista e attiva. Ci piace definire il “qui e ora” come il senso storico che immerso nel presente prepara il futuro apprendendo dal passato in uno spazio-universo di cui siamo parte e che è parte di noi.
In questo scenario spazio temporale, Il sistema socio economico prevalente è in profonda crisi e le sue strutture culturali, forgiate all’indomani della Seconda Guerra Mondiale, si stanno sgretolando. I principali valori e le fondamenta del contesto culturale della cosiddetta civiltà occidentale sono in decadenza profonda (ma non meno in crisi è l’universo orientale e le sue culture). Una crisi che è implosiva; i paradigmi culturali decadono per contraddizioni interne. La decadenza apre infinite opportunità di cambiamento ma è anche densa di minacce. Le convivenze, sociali, culturali, interetniche e organizzative sono straziate da culture antiumanistiche. I disvalori prevalenti rendono la convivenza civile liquida (Bauman) o preda di un cinico disincantamento (Furedi) o assoggettata a dinamiche di uccidibilità (Renzi). Questi cambiamenti macroscopici si avvertono in ogni contesto. Nella convivenza civile, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, in famiglia si respira la decadenza dei vecchi modelli di leadership. L’autorità precostituita, sia nelle dimensioni macroscopiche che micro-sociali, è debole e reagisce a questa debolezza incrementando la violenza fino a forme di barbarie.
In questo scenario di decadenza, settori diversi della società civile stanno cercando di reagire aprendo un vasto terreno di ricerca. Moltissimi sono i giovani che si dedicano al volontariato cercando di far del bene comune la propria ragione di vita; numerosi imprenditori e manager ricercano un’autorevolezza che valorizzi il lavoro altrui e le relazioni umane; insegnanti appassionati cercano di sottrarsi alla crisi di senso sperimentando nuove forme di didattica; migliaia di giovani, uomini e donne emigrano, fisicamente ma anche spiritualmente, alla ricerca di vocazioni possibili; genitori giovani (a volte più dei loro figli) si ribellano ai modelli autoritari e sperimentano confusamente forme innovative di educazione alla felicità; le donne, spesso vittime di violenza, cercano nuove strade di autorealizzazione positiva e si propongono in ogni contesto come spinta innovativa decisa e amorevole al tempo stesso; le persone cercano amori autentici seppure con paura e timidezza; nuove sensibilità sorgono per il pianeta e per le altre specie.
Sono frammenti di umanesimo profondamente sentito e vissuto, non certo ideologico o politico. E’ una ricerca, libera e spesso sofferta, che in potenza rappresenta una domanda di cambiamento radicale, profondo, complessivo. Una domanda culturale e non certo politicista. Una domanda che riguarda significato, scopo, senso individuale e collettivo ed è animata da sentimenti di benevolenza e amore per la vita. A questa domanda il coaching umanistico è chiamato a rispondere, proporre e proporsi. Su questa domanda si gioca il suo “qui e ora”.

Il coaching umanistico parte dal valore della vita come valore primario, come principio guida. Mettere al centro il valore della vita umana come principio di umanesimo significa difendere la vita laddove è minacciata e farla fiorire in tutta la sua pienezza. Difesa e sviluppo sono indissolubilmente legati. Su questa base, il coaching umanistico si propone come forza culturale in grado di favorire e elevare la domanda di cambiamento culturale che vive in potenza in numerosi frammenti e contesti della società civile. Può farlo perché come coach non solo ci impegniamo per allenare facoltà e potenzialità, ma anche per tradurle praticamente in condizioni e paradigmi culturali nuovi per vivere meglio insieme. Si tratta di allenare una cultura umanista che, partendo dagli esempi migliori che costruisce nel campo della vita, è chiamata a sviluppare, sedimentare, individuare e diffondere tali condizioni. In realtà questo lavoro abbiamo già cominciato a farlo. Pensate alle imprese che diventano palestre di leader positivi, a genitori che riescono a educare benevolmente i propri figli, a donne che riescono a autorealizzarsi complessivamente, a insegnanti che elevano le potenzialità degli studenti, ai giovani che scoprono le loro vocazioni ma soprattutto a noi stessi che sviluppiamo una professione nuova, la cui essenza è rendere felici le persone.
La nostra visione come Scuola è dare un contributo all’elevazione culturale della società civile partendo dalle potenzialità umane. Ci caratterizziamo per una robusta e potente teoria, che seppure ancora agli inizi, ha solidi pilastri nell’umanesimo classico e contemporaneo, e in un metodo di intervento sempre più complesso, articolato e efficace. Le nostre basi scientifiche derivano dall’antropologia e dalle scienze cognitive ma anche dalla nostra elaborazione autonoma. Il nostro metodo è invece originale, pur derivando dal meglio del coaching, lo ha superato.
Senza il termine umanesimo, il coaching è totalmente inefficace di fronte alle sfide e alle domande di senso e di significato che si pongono in questa epoca. D’altra parte abbiamo già visto che il coaching umanistico ha risultati straordinari, che però sono ancora dispersi, poco studiati e valorizzati e quasi mai messi in comune. Cosa per noi motivo di grande sofferenza.

Negli anni la nostra Scuola si è sempre più conformata sull’innovazione del metodo e l’arricchimento della teoria. Il coaching umanistico è stato il primo prodotto. Il secondo prodotto è stata la formazione di coach di eccellenza. Oggi abbiamo una nuova sfida: dirigere i coach migliori per trasformare la scuola in una comunità di condivisione e di moltiplicazione delle idee, della ricerca scientifica e degli interventi. Possiamo farlo per la fondatezza della teoria e del metodo (che comunque andranno arricchiti e condivisi con altri interpreti dell’umanesimo), per l’eccellenza della prima fila dei docenti, per lo spessore umano, professionale ed etico dei coach che si sono formati in questi anni. Potenzialità che chiameranno a un cambiamento complessivo, professionale e non solo, di tutti noi.

Il coaching umanistico supera il coaching tradizionale sia in termini di efficacia della performance sia in termini di elevazione culturale e di benessere delle persone, delle relazioni e delle organizzazioni. Il coaching umanistico incarna, allena e sviluppa il talento umanista presente potenzialmente in ogni individuo e organizzazione. Il talento umanista è quell’eccezionale capacità umana che, allenando le risorse a livelli straordinari, esprime beneficamente il processo di autorealizzazione individuale e al contempo, attraverso le sue relazioni e i suoi artefatti artistici e scientifici, rende più felici le persone. Il talento umanista come principale fattore di allenamento del coaching va visto in tre dimensioni correlate e coscienti: individuo, relazioni, contesti. I Leader di oggi e di domani si caratterizzano come dirigenti, maestri e coach di questo talento. E’ su questo che sorge e si dispiega una nuova domanda di formazione a cui come Coach Umanisti siamo chiamati a rispondere. Qui e ora, ovvero a settembre e a Brescia.
Baci e abbracci
Luca Stanchieri
http://scuoladicoaching.it/blog/?p=848)


Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Articoli recenti

A. H. Maslow

"Saremo forse presto in grado di impiegare, a nostra guida e modello, l'essere umano che pienamente si sviluppa e realizza se stesso, quello nel quale tutte le potenzialità giungono alla totale pienezza, quello la cui natura interiore si esprime liberamente, anziché venir deformata, repressa o negata."

Contattami

Grazie! Ti risponderò al più presto..

C'è stato un errore. Per favore, prova di nuovo.

Invio messaggio...